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passato
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RICORDI A volte, dal passato ci giungono alcuni flash di ricordi. Il passato che rivive nel presente. Immagini sfuocate, suoni e odori ritrovati che, all’improvviso, fanno rivivere sentimenti ed emozioni. Situazione ideale per la poesia.
Intorno al falò
Remoto ricordo:
Le voci:
Riflessi fiammanti dipingono, improvvisi, pennellate di visi che muoiono, all’istante.
Zoom dall'alto e all’indietro:
L'angelo bambino Dopo molti anni, nella mia vecchia Chiesa mi ritrovo, per caso, una sera d'estate.
Fredde e bianche le statue, nelle nicchie ombrose, senza riconoscermi mi guardano….. silenziose. Fra tremolanti luci, improvviso, m'appare, colorato, vivo, l'enorme quadro dietro l'altare.
Immutate le antiche figure mi guardano: il barbuto Santo che, con ampio gesto, mostra la Vergine sul Trono dorato davanti al mare, le pie persone in preghiera inginocchiate, i Cherubini, in cielo, con le paffute testine alate.
Ma davanti a tutti, ecco, l'Angelo Bambino ! Biondo, innocente, col bianco giglio in mano, mi guarda, con tenera dolcezza, come allora... Intatta è l'intesa e, identico in me, riaffiora quel caldo sentimento, quell’infantile amore.
Mio caro amico d'infanzia, non sei cambiato ! No, tu non sei come il compagno incontrato, per caso, dopo anni, che rattrista e delude; la tua mente non racchiude nuovi pensieri, mondi lontani, volti stranieri. Da nulla distratto, immobile, sorridente, Tu mi hai atteso, incurante degli anni, paziente.... Ora lo so... così ancora Tu mi aspetterai....
E quando cogli occhi definitivamente chiusi, tra tristi canti, tornerò sotto questo altare, tu certo, per l'ultima volta , mi sorriderai
Pozzo antico
Al di sotto, da una bocca oscura, misterioso, nel buio, respira, il lungo tubo di pietre e mattoni che trasuda d'acqua e di piccoli suoni.
Lo specchio di pece sul fondo, riflette il mio viso, lontano, su una corsa di piccole onde che frangono i vivi colori della finestra di luce che s’apre, in alto, sul mondo. L'immagine oscilla e si sfuoca : ...........................................
visi di bimbi allegri e vocianti.... e l'emozione della sfida di allora: sporgersi oltre l’umido muro, coi piedi sollevati da terra, per guardarsi laggiù in fondo, nello specchio nero, colla paura che afferra la gola. E poi , la notte, quel sogno infantile tremendo, precipitare nel pozzo profondo, precipitare nell'abisso che s'apre sul fondo, precipitare nel tunnel infinito del mondo, precipitare nel buio di un tubo di morte, precipitare gridando, gridando sempre più forte, precipitare urlando nel sonno, fino al risveglio in un pianto d'affanno.
Di colpo, dal buio del pozzo risuona il tonfo del secchio che spacca, nel centro, lo specchio in pezzi di nero cristallo. Al ritmo di striduli gridi de' logori ferri del mozzo,
il vecchio secchio zincato risale.
Un mestolo d'acqua che sa di metallo,
I ricordi d'infanzia
Nel cuore, per anni, ho custodito, un mazzo di fiori segreto.
Oggi, dopo tanto tempo, sdraiata su un prato, per caso, ho ritrovato quei ricordi, quei lontani fiori: un mazzo ormai estraneo...
Forse, di quei ricordi, non ho più bisogno, ma mi dispiace dir loro :
Il Deserto dei ricordi
A volte, la sera, sulle arcuate barcane dorate del deserto dell’anima soffia, improvviso, il vento dei ricordi.
Solleva polveri di visi scomparsi, disperde incerte sabbie di suoni, compone miraggi di luoghi dimenticati.
Sempre più raro si fa il vento, la sera.
Fossilizzeranno in colline di pietra, in roccia scolpita, le sabbie dorate dei ricordi della mia vita.
Immobili dune, appena increspate di un lontano deserto, morto di venti e di suoni, sotto il nerissimo cielo di notti stellate.
Filastrocca di Natale
C’era una volta un piccolo presepe nel vano profondo di una finestra; guardava l’inverno e la tormenta, sibilava di spifferi e di correnti. Aveva, per sfondo, un vetro incrinato con rami di gelo e felci di brina. Aveva, per neve, un po’ di farina.
Eran fatti di muschio il prato e la siepe, di carta da zucchero la volta del cielo, di carta da pane era il terreno, d’un coccio di specchio il laghetto con l’oca. Era fatta di paglia la piccola stalla e la strada sinuosa di polenta gialla.
C’era una volta un presepe piccino nel freddo vano di una finestra: poche figure scolorite dal tempo e una cometa di carta d’argento, le braccia al cielo del biondo Bambino e il fragrante profumo di un mandarino.
I luoghi, i muri, gli oggetti sembrano mantenere una qualche misteriosa memoria dei grandi dolori o delle grandi gioie di cui sono stati testimoni. Talvolta ci pare di sentire una speciale empatia cogli oggetti legati agli avvenimenti del passato, anche se, in realtà, essi sopravvivono del tutto freddi e indifferenti alle nostre storie. Ho vissuto questa esperienza a Sassello nella cappella di S. Rocco che nel seicento fu ricovero degli appestati. Oratorio di San Rocco a Sassello
Concerto a Sassello, una sera d’estate nell’antica cappella dedicata a San Rocco. Un violino e una viola per antiche sonate nella piccola sala in stile barocco.
Ed ecco, dalle vecchie pareti scrostate, ecco, dalle incerte figure affrescate, piano, come un pianto sommesso, piano, come un remoto lamento, piano riaffiora l’antico dolore, piano, dai legni tarlati, piano trasuda la tragica sorte degli appestati.
Piano, dalle pietre consunte traspira la morte.
Fiorisce dalla muffa dei muri l’antica memoria. Rivive, per un momento, la tragica storia della peste del mille e seicento.
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