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Il Tempo : il passato

RICORDI

A volte, dal passato ci giungono alcuni flash di ricordi.

Il passato che rivive nel presente.

Immagini sfuocate, suoni e odori ritrovati che, all’improvviso, fanno rivivere sentimenti ed emozioni.

Situazione ideale per la poesia.

 

Intorno al falò

 

Remoto ricordo:

Rosso il fuoco

nel nero della notte.

Sussurrato, dolce, un antico canto, in coro.

Le voci:

"Fate fuoco... fate fuoco.. portate legna..."

          Riflessi fiammanti

          dipingono, improvvisi,

          pennellate di visi

          che muoiono, all’istante.

           

"Fate fuoco... fate fuoco.. ancora.."       

Geme il tronco schizzando faville.

Balena la fiamma e accende uno sguardo.

      Una mano, appena sfiora

      una più piccola e chiara :

      un tremito,

      un attimo di incanto .

".. Portate ancora legna.. Fate fuoco"

 

Zoom dall'alto e all’indietro:

laggiù, poco a poco,

il falò, sempre più piccolo e fioco,  

          

oscillando, sparisce.

 

Si perde e svanisce

l’antico canto della montagna

nella valle nebbiosa,

argentata di luna.

 

 

L'angelo bambino

        Dopo molti anni, nella mia vecchia Chiesa

        mi ritrovo, per caso, una sera d'estate.

Alte, indifferenti,

le colonne allineate

mi accolgono

col ritmo regolare della corsa delle arcate.

        Fredde e bianche le statue, nelle nicchie ombrose,

        senza riconoscermi mi guardano….. silenziose.

Fra tremolanti luci, improvviso, m'appare,

colorato, vivo, l'enorme quadro dietro l'altare.

 

Immutate le antiche figure mi guardano:

il barbuto Santo che, con ampio gesto, mostra

la Vergine sul Trono dorato davanti al mare,

le pie persone in preghiera inginocchiate,

i Cherubini, in cielo, con le paffute testine alate.

 

Ma davanti a tutti, ecco, l'Angelo Bambino !

        Biondo, innocente, col bianco giglio in mano,

        mi guarda, con tenera dolcezza, come allora...

        Intatta è l'intesa e, identico in me, riaffiora

        quel caldo sentimento, quell’infantile amore.

         

        Mio caro amico d'infanzia, non sei cambiato !

        No, tu non sei come il compagno incontrato,

        per caso, dopo anni, che rattrista e delude;

        la tua mente non racchiude

        nuovi pensieri,

        mondi lontani, volti stranieri.

        Da nulla distratto, immobile, sorridente,

        Tu mi hai atteso, incurante degli anni, paziente....

Ora lo so... così ancora Tu mi aspetterai....

 

E quando cogli occhi definitivamente chiusi,

tra tristi canti, tornerò sotto questo altare,

tu certo, per l'ultima volta , mi sorriderai

come adesso,

con intesa,                           

senza parlare.........

 

 

Pozzo antico

Rustiche rose rampicanti

fiorite fra i coppi di cotto

sul tetto semidistrutto

del bianco e vecchio casotto

che chiude il buco del pozzo.

Al di sotto,

da una bocca oscura,

misterioso, nel buio, respira,

il lungo tubo di pietre e mattoni

che trasuda d'acqua e di piccoli suoni.

 

            Lo specchio di pece sul fondo,

            riflette il mio viso, lontano,

            su una corsa di piccole onde

            che frangono i vivi colori

            della finestra di luce

            che s’apre, in alto,

                              sul mondo.

L'immagine oscilla e si sfuoca :

...........................................

        visi di bimbi allegri e vocianti....

        e l'emozione della sfida di allora:

        sporgersi oltre l’umido muro,

        coi piedi sollevati da terra,

        per guardarsi laggiù in fondo,

        nello specchio nero,

        colla paura che afferra la gola.

E poi , la notte,

quel sogno infantile tremendo,

precipitare nel pozzo profondo,

precipitare

nell'abisso che s'apre sul fondo,

precipitare

nel tunnel infinito del mondo,

precipitare

nel buio di un tubo di morte,

precipitare

gridando, gridando sempre più forte,

precipitare

urlando nel sonno,

fino al risveglio in un pianto d'affanno.

 

 

 

Di colpo, dal buio del pozzo

risuona il tonfo del secchio

che spacca, nel centro, lo specchio

in pezzi di nero cristallo.

    Al ritmo di striduli gridi

    de' logori ferri del mozzo,

    gocciolando,

    oscillando,

    il vecchio secchio zincato risale.

     

    Un mestolo d'acqua che sa di metallo,

- leggera e freschissima acqua d'allora -

che, poco a poco, disseta

e ristora

le profonde radici della memoria

disperse in un confuso ed incerto passato,

                                                       dimenticato.

 

 

 

I ricordi d'infanzia

 

Nel cuore, per anni, ho custodito,

un mazzo di fiori segreto.

L'ho avvolto nel tulle sbiadito  

 dei ricordi infantili,

l'ho chiuso in fogli sottili

di  malinconie .  

 

Care figure sfuocate,

tenui colori,

emozioni sopite,

canti di antiche liturgie,

perduti odori.

 

Oggi, dopo tanto tempo,

per caso,

ho ritrovato quei lontani fiori:

un mazzo ormai estraneo...

rinsecchito... stantìo...........

Forse, di quei ricordi, non ho più bisogno,

ma mi dispiace dir loro :

" Addio..."

Il nostro passato  può rivivere tramite i nostri ricordi. Ma, col passare del tempo, lo farà sempre più debolmente.

 Poi morirà con noi

 

Il Deserto dei ricordi

 

A volte, la sera,

sulle arcuate barcane dorate

del deserto dell’anima

soffia,

improvviso,

il vento dei ricordi.

 

Solleva

 polveri di visi scomparsi,

disperde

incerte sabbie di suoni,

compone

miraggi di luoghi dimenticati.

 

 

Sempre più raro si fa il vento, la sera.

 

Fossilizzeranno

in colline di pietra,

in roccia scolpita,

le sabbie dorate

dei ricordi

della mia vita.

 

Immobili dune,

appena increspate

di un  lontano deserto,

morto di venti e di suoni,

sotto il nerissimo cielo

 di notti stellate.

 

 

Filastrocca di Natale

C’era una volta un piccolo presepe 

nel vano profondo di una finestra;

guardava l’inverno e la tormenta,

sibilava di spifferi e di correnti.

Aveva, per sfondo, un vetro incrinato

con rami di gelo e felci di brina.

Aveva, per neve, un po’  di farina.

 

Eran fatti di muschio il prato e la siepe,

di carta da zucchero la volta del cielo,

di carta da pane era il terreno,

d’un coccio di specchio  il laghetto con l’oca.

Era fatta di paglia la piccola stalla

e la strada sinuosa di polenta gialla.

 

 

C’era una volta un presepe piccino

nel freddo vano di una finestra:

poche figure scolorite dal tempo

e una cometa di carta d’argento,

le braccia al cielo del biondo Bambino

e il fragrante profumo di un mandarino.

 

 

 

 

 

I luoghi, i muri, gli oggetti sembrano mantenere una qualche misteriosa memoria dei grandi dolori o delle grandi gioie di cui sono stati testimoni. Talvolta ci pare di sentire una speciale empatia cogli oggetti legati agli avvenimenti del passato, anche se, in realtà, essi sopravvivono del tutto freddi e indifferenti alle nostre storie.

Ho vissuto questa esperienza a Sassello nella cappella di S. Rocco che nel seicento fu ricovero degli appestati.

Oratorio di San Rocco a Sassello

 

Concerto a Sassello,

una sera d’estate

nell’antica cappella

dedicata a San Rocco.

Un violino e una viola

per antiche sonate

nella piccola sala

in stile barocco.

 

Ed ecco,

dalle vecchie pareti scrostate,

ecco,

dalle incerte figure affrescate,

piano,

come un pianto sommesso,

piano,

come un remoto lamento,

piano riaffiora l’antico dolore,

piano,

dai legni tarlati,

piano

trasuda

la tragica sorte

degli appestati.

 

Piano,

dalle pietre consunte

traspira la morte.

 

Fiorisce

dalla muffa dei muri

l’antica memoria.

Rivive,

per un momento,

la  tragica storia

della peste del  mille e seicento.

Un applauso scrosciante:

è finito il concerto.

Un’ allegra tempesta di mani

e nell’antica cappella,

ritorna,

improvviso,

il tempo presente.

 

 

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