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metafore

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Metafore del tempo che scorre :

Misteriose le leggi del Tempo.

Talora però, un evento comune ci appare come una sua chiara metafora.

Il mazzo di carte

      Lentamente,

      una pallida mano

      distribuisce le carte.

Una dopo l’altra;

le posa,

poi le gira.

    Un giorno dopo l’altro.

      Figure, colori.

      Un anno dopo l’altro.

Moviola accelerata:

rapidi gesti incalzanti,

smazzate di giorni, di anni.

             Una carta dopo l’altra,

             una carta dopo l’altra,          

             veloci, indistinguibili.

          Fra poco,

          le ultime carte del mazzo.

La collana di perle rotta

Cadono, tintinnando confuse,

le candide perle preziose

sui bianchi gradini di marmo

del grande scalone barocco.

 

      Cadono, frettolose,

      le vane sfere degli anni

      della nostra brevissima vita.

Scendono svelte, in successione.

Un ultimo balzo,

un'eco di suoni,

poi, nel vuoto,

               si perdono.

Senza una direzione.

         


Prime metafore della vita:

già da bambini facciamo esperienza della caducità delle cose

Giostra Antica

 

Gira la giostra di fiaba.

Suona la musica allegra

dell’antico Tirolo.

          Piccoli cocchi

          profilati di oro,

          bianchi cavalli,

          criniere barocche

          ornate di fiocchi,

          dondolanti carrozze

          trainate da cigni.

Brillano gli occhi

dei bimbi felici

in un mondo incantato.

Giri di gioia

sul tavolato.

 

E’ ora di scendere,

il tempo è volato.


La vita è una gran rincorsa verso la fine della vita

 

  Correre

 

Correre lungo una lunga strada grigia

seguendo il bianco tratteggio dell'asfalto,

 

correre guidando

tacca dopo tacca.

 

Correre,  in fila, sempre più veloci

entro rette parallele che vanno all’infinito,

 

correre ingoiando

tacca dopo tacca.

 

Correre verso la  nube scura dell’orizzonte

dove spariscono le auto,

 

correre  raggiungendo

tacca dopo tacca.

 

Correre chiusi in  scatole rombanti

di solitudini segrete,

 

correre fissando

tacca dopo tacca.

 

Correre verso inutili mete,

correre verso irraggiungibili città,  

 

correre senza sosta

tacca dopo tacca.

 

Correre seguendo il tratteggio del tempo,

correre nella direzione del destino

 

correre in silenzio

tacca dopo tacca.

 

Correre

fino al decollo senza peso

dentro una  nebbia sconosciuta

senza limiti,

senza tacche

senza direzioni.

 


 

La scala del Tempo

 

Scendiamo

la lunga

scala

del Tempo…

 Scendiamo,

scalino

dopo scalino.

 

Davanti :

la nebbia del futuro,

dietro:

si fa sempre

più buio.

 

Scendiamo,

          scendiamo insieme;

scendiamo,

    dammi   la mano…..   


Una metafora del trascorrere della vita alla ricerca di obiettivi

 

L’Orizzonte

Ho risalito,  con fatica,

il bosco di castagni

su… su… verso un chiarore,

forse una radura,

per cercare di vedere, all’orizzonte,

la linea azzurra di un lontano mare.

 

Ma in cima, di fronte,

un nuovo monte da affrontare.

 

Ho ripreso la salita

invischiata nelle tele dei ragni,

graffiata dalle spine delle more,

oppressa dall’umida calura,

per cercare di vedere,  all’orizzonte,

la linea azzurra del lontano mare.

E mi sono persa su per il monte

fra ripidi tratturi e fossi da saltare.

 

Altre salite,

altri dirupi,

altri sentieri.

 

E si avvicina ormai la sera….

 

Ora mi attende, fittissima e severa,

una foresta di abeti alti e cupi

che, inquieti, soffiano misteri,

sbattendo i destini del passato

verso incerte ombre di futuro.

e non so se, passando tal barriera,

vedrò, sullo sfondo, finalmente,

il lontano mare di Riviera.

 

Nota: questa poesia è stata illustrata dalla pittore Venanzio Tuveri  nel sito  

http://www.pennellatepoesia.altervista.org


Lumini sul mare

Calda notte d’estate:

poso sull’onda del mare

il mio piccolo lume

per la festa d’agosto.

 

La brezza lo bacia e lo spinge più al largo.

Ondeggia,

sparisce,

ritorna,

oscilla,

scompare e,

poco dopo,

di nuovo,

riappare.

Si unisce agli altri lumini tremanti.

Barcollando, si cullano insieme,

poi, lentamente,

uno ad uno,

muoiono

nelle valli profonde di onde lontane.

Ma il mio piccolo lume ancora rimane.

Ondeggia,

sparisce,

riappare,

oscilla,

ma, alla fine, svanisce

fra le onde più lunghe e nere del mare.

In alto,

eterne,

le stelle.

Indifferenti

all’effimera fine

degli umani lumini.


 

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