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Alcuni animali ci sono particolarmente cari, il loro ricordo ci rimane nel cuore.

E’ il caso di un bellissimo asinello che vedevo, quando ero bambina, sulla strada che portava alla spiaggia.

Io, libera e pronta per andare a giocare, lui, oppresso dal duro lavoro di far girare una pesante ruota ad acqua per annaffiare l’orto. Fatica che produceva fiori e frutti, ma di cui lui non aveva consapevolezza.

Che sia così anche per la pesante ruota della nostra vita che faticosamente facciamo girare?

 

Grigio asinello, paziente

Grigio asinello paziente

stremato, sotto il sole cocente,

che, giravi… giravi… intorno al pozzo

nell’assetato orto, vicino al mare,

spingendo l’asse della ruota

che alzava secchielli gocciolanti:

                  scrosci d’acqua che cadevano nel fosso.

 

Magro asinello schiavo,

con grande pena ti guardavo:

il pesante giogo addosso,

mosse lente, sempre uguali,

cerchi di passi uno sull’altro

dall’alba al torrido tramonto.

Testa bassa e sguardo fisso

allo stretto orizzonte

di zoccoli e di impronte.

Ogni giorno, sull’assolata via,

che portava al sottopasso

della vecchia ferrovia

ti passavo accanto e, per un momento,

prendevo un po’ della Tua tristezza,

per farti compagnia.

 

Sotto il giogo chino, tu non mi vedevi,

ma certo mi sentivi,

e ruotando le lunghe orecchie di velluto,

attento, mi seguivi.

Stanco asinello triste e muto,

forse ascoltavi il ritmo delle onde,

o le grida dei bimbi, là in fondo, sulla spiaggia

lontana, unica variante

al tuo vano girotondo.

Esausto tracciavi anelli, sempre uguali,

battendo, con cadenze regolari,

un tempo che fluiva in piccoli canali:

freschi e fugaci ruscelli

subito succhiati dalla sete dell’argilla.

Con dura e monotona fatica

spingevi, sull’arido quadrante,

la pesante asta dei minuti

del lento orologio della vita.

 

Caro asinello paziente,

della mia prima giovinezza,

che giravi, giravi invano, intorno al pozzo,

forse, un po’ di quella Tua tristezza,

               piange ancora

nella parte più segreta del mio cuore.

 


 

La misteriosa predisposizione per la musica accomuna alcune specie di animali e l'uomo. Un motivo in più per sentirli vicini a noi  nella natura.

 

Concerto per usignolo e violino

(Concerto alla Badia Cistercense di Tiglieto)

 

Tramonto dorato, la gente sul prato.

La musica allaga la valle

e la riempie di suoni.

Accarezza gli alberi antichi,

e le bifore,

e i vecchi mattoni.

Prima Bach e poi Mozart :

recenti armonie

per quei vecchissimi muri

e per le pietre, ancor pregne,

di sacri e antichissimi cori.

Poi Borodin:

dolcissime note,

melodie di violini.

 

Ed ecco, sul colmo del tetto,

in cima ad un coppo,

un usignolo,

si posa:

piccolissimo, incerto profilo

contro gli ultimi raggi di sole

che sfiorano l’antica Badia.

Un vago gorgheggio,

accordi di prova,

tempi sfasati,

errato solfeggio.

Poi, inattesa magia,

all’unisono, cantano usignolo e violini.

 

Insieme rivive l’antico e il presente :

ascoltano

i primi monaci benedettini

ascoltano

i marchesi dell’ottocento

ascolta

la gente di oggi sul prato.

 

Diffusa nel fiato del vento,

misteriosa, una arcana presenza,

ascolta,

il  concerto divino

per usignolo e violino.

 


 

 

 Forse impariamo a comprendere il dolore degli animali partendo dall’esperienza e dalla conoscenza degli animali che abbiamo amato e che ci hanno amato.

Questa poesia descrive il triste momento che precede un’inevitabile eutanasia del gatto di casa.

Esperienza che molti di noi hanno vissuto.

 

Morte della gatta Mimì

Muti ti guardiamo,

chiusa nella gabbia ansante del tuo esistere,

combattere l’inutile battaglia.

Fiduciosa,

implori, collo sguardo, un aiuto

che non ti sappiamo dare.                 

Solo carezze

sulla tua lunga sofferenza

irrimediabilmente chiusa

nel faticoso mantice obbligato

che mantiene la tua vita.

Fra poco,

carezze leggere di terra

chiuderanno il tuo dolore

e copriranno la tua pace.

 


 Se ci sarà un paradiso…

 

Se ci sarà un paradiso

gli animali ci saranno,

perché sono stati martiri,

perché sono stati schiavi.

 

Se ci sarà un paradiso

gli animali ci saranno,

e nelle sterminate praterie del cielo

potranno bere limpide acque,

potranno riposare sotto fresche ombre

 e godere del tiepido sole d’un prato.

 

Se ci sarà un paradiso

loro ci saranno,

e quelli di loro che ci hanno amato,

se lo vorranno,

ci avranno accanto.

 

Se ci sarà un paradiso

loro ci saranno

perché l’inferno lo hanno già vissuto.

 

 

Se ci sarà un paradiso

loro ci saranno,

e saranno i primi,

perché sono stati gli ultimi

su questa  terra,

i veri ultimi…

                                      Se ci sarà un paradiso….

 


 

Chi vive con particolare sensibilità il contatto con la natura, ne riceve segnali nascosti, spunti di riflessione.

La volpe

 

Tiepida nebbia autunnale

che sale

fra i radi cespugli

e gli alberi spogli

della collina.

 

Dal nulla compare

immobile, inaspettata, vicina,

una splendida volpe,

vigile, altera,

colorata d’autunno e di bianchissima neve.

 

Un reciproco sguardo:

….lunghissimo…

un momento di curiosa sorpresa,

 meraviglia, stupore.

 

Poi, sparisce, senza rumore.

 

 

Dalla nebbia del nulla,

inaspettatamente,

sbuchiamo sul monitor della vita

e ci affrettiamo a percorrere

i suoi grovigli intricati,

e ci tuffiamo

nella frenesia dell’esistere

per i brevi momenti assegnati.

 

Talora uno sguardo,

talora un silenzio,

o una voce inattesa,

ci offre, a sorpresa,

la coscienza di essere,

la percezione di esistere.

Un consapevole istante

prima di sparire di nuovo

nella nebbia dell’infinito

da cui  siamo sbucati.

 

 


 

 

La misteriosa bellezza di un gatto, il fascino del suo spirito di indipendenza, il segreto della sua libertà.

Libertà

 

Entra, con passi eleganti,

la mia giovane gatta soriana.

Piccola tigre che mi porta in salotto

un po’ di savana.

Gli occhi di giada, brillanti,

truccati da regina egiziana,

celano un segreto nel fondo:

la radice e l’essenza della libertà.

Piccola tigre che mi porti in salotto

un po’ di savana,

dimmi, qual è l'arcana  ricetta

della libertà?

Libertà, quella vera, assoluta ed innata….

 

Comodamente sdraiata

fra cuscini e sofà,

mi guardi con freddi smeraldi,

sbadigli,

e ti rifiuti

di darmi consigli…

.

Uccelli migratori

 

Scalpitano nervosi gli uccelli:

la partenza è nelle ali,

la partenza è nelle piccole zampe.

 

Piccoli salti, cenni di voli,

brevi messaggi sonori.

Il momento è arrivato

bisogna partire,

e tutti lo sanno.

 

I mari, i deserti,

 le bufere e gli spari…..

 

 Ma bisogna partire

verso la meta lontana,

forse senza arrivare.

 

Partire...

partire…

 

E vanno nel cielo d’autunno

i grandi cunei palpitanti di ali

verso gli aridi spazi

delle terre africane.

 

Anch’io sento che devo partire

ali nervose sbattono

per volare

verso illusioni lontane.

 


CICALE

 

Tacquero,

di colpo,

tutte le cicale.

 

Silenzio

a mezz’aria,

sospeso.

 

Forse accaddero

molte cose

in quello spazio di tempo.

Impercettibili,

invisibili,

o lontane.

 

Quelle che dovevano accadere

quell’undici settembre 2001.

 

 

RONDONI

 

Bassi cumuli

di nuvole scure

rintronano cupi

di tuoni lontani.

Improvvisi,

inattesi

richiami

a pene nascoste.

 

Volano bassi

neri rondoni

gridano acuti cenni di angoscia

tracciano linee veloci di lutto:

veloci picchiate

di inquiete domande

senza risposte.

 

Gabbiano di Liguria

 

Fiero,

dall’alto della roccia

guardi lontano, nell’infinito mare.

Bianco il capo;

spuma d’onda che si frange,

giallo il becco;

ginestra sulla ripida falesia

grigie le ali;

tetti liguri lucidi d’ardesia.

 

Fiero,

dall’alto della roccia,

assorto,  inspiri

sconosciute brezze di terre straniere

e nutri i sogni del tuo nobile destino

fatto di onde tempestose, di venti e di bufere.

 

Poi t’involi a seguir gracchianti voli

sulle tracce di note flatulenze

verso pattumi, e discariche lontane

dove consumi la tua squallida stagione

fra sacchetti, liquami e putrescenze.

 

 

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