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La scienza ci ha insegnato che gli animali sentono come noi, soffrono come noi… Ma chi provoca loro sofferenze raramente viene punito perché gli animali non hanno praticamente diritti… Leonardo profetizzò " verrà un giorno in cui uccidere un animale verrà considerato un delitto".

Ci accontenteremmo che non vengano fatti soffrire.

 

Ho scritto alcune poesie dedicate alle loro sofferenze; sono poesie volutamente un po’ "strappalacrime" nel tentativo di toccare il cuore anche delle persone più insensibili.

 

La prima parla delle crudeli modalità di trasporto degli animali.

Il Tir di vitelli

Grandi, dolci, tristi occhi

      d'un ignaro giovane vitello

      che mi guardano, spaventati,

      dietro lugubri inferriate

      d'un rimorchio,

in sosta ad un casello.

Monti, valli, verdi prati,                

ancor impressi nel fondo scuro

delle grandi pupille dilatate.

Lucidi occhi dietro le ciglia arcuate                                    

che vedranno, nel prossimo futuro,

le fredde e bianche

pareti del macello.

 

      Corse, salti, lieti trotti,

      sull' umida e soffice trapunta             

      di verdi erbe profumate

      vicino ad un ruscello

      che gorgheggia di cascate;

      erba e fango, adesso rinsecchiti,

      sugli zoccoli feriti

      dalle taglienti

griglie di metallo.

Dolce, caldo, bianco latte                        

che, con vitali gioiose testate,

succhiavi, goloso, nella stalla

e che ora cerchi, leccando le inferriate,                          

colla lingua secca dall'arsura,

inebetito di sete, di fame e di paura

mentre il dolore

ti batte nel cervello.

E poi quando,

finalmente,

sospinto da altri sventurati,

stordito e vacillante,

arriverai là dove, fredda, sicura,

la canna di pistola

si poserà sul pelo nero della fiamma

che hai, al centro della fronte,

 

per l’ultima volta,

in quell’istante, prima di dormire,

sentirai ancora,

la calda carezza d'amore

della ruvida lingua della mamma.

 


Non pensiamo quasi mai a quanto, in tutto il mondo, miliardi di animali stanno soffrendo per causa nostra

Grido di dolore

Dai milioni di piccole gabbie

anguste, addossate,

dalle carni innocenti squarciate,

per gioco,

da milioni di tiri di schioppo,

dai roventi rimorchi,

in viaggio,

per le strade della Terra,

dalle mille catene di ferro,

s’alza

unico, immenso,

tremendo

il grido di dolore,

  reale,

degli animali del mondo.  

Sordi

ci trastulliamo

in un mondo virtuale.

 

    

 

 


 


 

Oltre il vetro

 

 

Contro la  trasparente vetrata

sbatte, senza sosta,

una piccola farfallina argentata.

Batte e ribatte

la luce l’attende.

Sale e scende,

risale e riscende,

più in basso e più in alto.

Batte e ribatte,

un volo, un piccolo salto.

Il cielo, i fiori, sono lì,

proprio lì… Ma allora perché ?

Picchia di nuovo,

insistente,

di nuovo

contro il limpido vetro

 di nuovo avanti,

 di nuovo indietro.

Strategia obbligata,

fatale tropismo

d’una piccola farfallina argentata.

Batte ancora

 e ribatte

contro la  lastra pulita,

contro l'ignoto diaframma

che blocca la vita.

Guarda i colori dei fiori,

sale  e riscende,

si riposa sfinita.

Poi ricomincia

la grande fatica

e batte e ribatte;

la luce l’attende,

l’attendono i fiori,

l’attende il mondo di fuori.

 

Cercare,

tentare di andare

al di là della lastra proibita,

per trovare

la libertà della vita,

 

provare,

proseguire,  

fino a morire.

 


Morte degli animali - sopravvivenza dell'uomo.

 Storica correlazione, forse inevitabile.

Evento che si rinnova ma che, comunque, ci rattrista.

 

Pesca invernale ad Albisola

 

Alba invernale

buia di freddo;

brillano

gelide lame di luna

tremano

brividi improvvisi di luce

sui flutti lontani.

 

Bianca collana di mani,

lucenti di piccole squame

che tirano fuori la morte

 dagli abissi  neri del mare.

 

Nella lunga rete che sale,

guizzano i pesci d’argento,

saltano fra le maglie contorte,

impazziti di ultima vita,

disperati  sprazzi brillanti,

frantumato mosaico di specchi

di fredda luna invernale.

 

Battono le onde il tempo del mondo.

Avanti.... e indietro…….

……..indietro  e avanti.

 

Batte il mio cuore col respiro del mare :

si consuma la carica, già stabilita, 

del vecchio pendolo della mia vita.

 

 Grani di sabbia scendono, piano, sul fondo

puntuali, regolari, incessanti:

minuscoli quanti di brevissimi istanti

che misurano il tempo del mondo.

 

 Avanti....e indietro…….

……..indietro   e avanti.

 

Giacciono, immobili, i pesci d'argento

sulla lunga spiaggia bagnata di luna.

 

Frizza, fra i piccoli sassi, la schiuma...

 


 

Il  Gufo

 

Lontano,

contro il cielo di una notte chiara

onde incalzanti di montagne nere

galoppano in schiere,

spumeggiando

spruzzi lucenti di nubi.

 

Davanti alla grande luna d’estate,

passa, silenzioso, un rapace:

un gufo, che plana dal bosco,

sorvola il mio tetto,

e poi, si nasconde  

fra i rami e le fronde

d'un grande pino

che si erge di fronte.

 

Sconosciuta presenza del mio giardino,

muto coinquilino della notte,

 

Tu,  vivi in un mondo nascosto:

un mondo fatto di ombre,

di anfratti in tronchi già morti,

di grigi e di neri

di frusciar di fogliami,

di vite che non conosco.

 

Io, vivo nel chiasso

dei colori e dei suoni;

il mio mondo è lontano,

pur vicino al tuo bosco.

 

In silenzio, ogni notte,

tu veleggi, furtivo,

fra i miei sogni profondi.

Muto custode di fantastiche storie,

ombra  veloce di nero

sugli appannati colori

delle mie notturne  visioni.

 

Oscuro volo di silenzio

tra gli incerti suoni dei sogni

che si perdono,

in alto, nel cielo stellato,

fra mute e remote costellazioni.

 

 

Nota: questa poesia è stata illustrata dal pittore Marcus Parisini nel sito  www.pennellatepoesia.altervista.org

 


Migliaia e migliaia di generazioni si sono succedute nel corso della storia dell’uomo e quantità immense di dolore si sono prodotte.

Garzetta solitaria

 

Zampetta nel fango

dell’immenso lago profondo

che accoglie il dolore del  mondo.


Dolori passati,

stratificati.

Dolori recenti

che increspano, appena,

le acque dei radi canneti

turbate da lievi lamenti

di volubili venti.

 

Zampetta nel fango,

rimesta nel fondo,

rivolta gli strati;

solleva, ogni tanto,

ricordi perduti,

dimenticati.

 

Cerca nel dolore del mondo

un pesce d’argento

per il futuro

prima che la nebbia che sale

in silenzio, là in fondo,

porti l’oblio sul dolore del mondo.

 

 

 

Le poesie sugli animali continuano nella pagina "Animali 2"

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