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In questa pagina si trovano due serie di poesie  che ho scritto in difesa della natura e raccolte sotto i titoli:

a) "Natura incontaminata"

 

b) “Natura violata” 


 

a)  Natura incontaminata

 

Quando ci immergiamo nella natura ritroviamo pace e serenità.

Molte filosofie orientali e panteiste ce lo insegnano.

Persino la morte trova una sua serena collocazione se ci abbandoniamo ai corsi della Natura.

Questa poesia, trasfonde l’armonia e la pace di un tramonto autunnale.

 

Prima di dormire

 

 

Foglie arrossate di vigneti lontani

specchiano fiamme di nuvole sparse,

nel calmo tramonto

d’un tiepido

autunno.

 

Laggiù, nei campi arati di fresco,

ove l’umida terra traspira silenzi,

un uomo lavora,

con fatica,

da sempre.

 

Placide mucche, ruminando pensieri,

ascoltano i suoni dei moti celesti

di mondi lontani

e remoti

nel tempo.

 

La tristezza intera dell'Universo

piange negli occhi di un cane pastore

spenti da un velo

di opaca

vecchiaia.

 

Oltre la valle, fra le azzurre montagne,

l‘eco ormai stanca del triste abbaiare

risuona ovattata,

poi si perde,

lontano.

 

Come sipario di vapore dorato,

cala dall’alto, lentamente, la sera.

Un sospiro infinito,

cristallizza

la pace.

 

Dalle toppe di prato, ai lati del fiume,

una vaga foschia comincia a salire.

 

Lenzuolo di nube

che viene a

coprire.

 

Parentesi d'un battito d'ala

che, adesso,

si chiude. 

 

Un attimo

prima di

              ... dormire….

 


 

b)   Natura violata

Rari i momenti in cui possiamo ancora apprezzare la bellezza di una natura incontaminata…

 

Una notte stellata lontano dalla città, un’alba su una spiaggia deserta….

 

Poi il mondo si sveglia e la violazione della natura incomincia.

 

Questo il tema della prossima poesia intitolata “Alba”

 

Alba

Gelida notte di Gennaio:
brillano insieme,
gemendo nel buio,
spilli di stelle di limpido gelo.

 

Poi, lentamente,
  un velo
di tenue chiarore glaciale,
risale
dalla nera lavagna di mare
e la spuma grigia del cielo
si impregna di latte d’opale.

Laggiù, ad Oriente,
appena sopra all’orizzonte,
fra nubi di ceneri spente, 
s’arroventa
un rosso tizzone

che accende,

con flash di luce abbagliante,
il maxischermo a colori del Mondo.

 

 

Ovunque, di colpo, si risveglia la Vita.

 

Si rompe, di colpo, l’incanto :
motori ringhianti,
rumori stridenti,
clacson assordanti,
fumi di gas puzzolenti. 

Miliardi di uomini, in corsa,
vanno a sbranare la terra,
voraci la spolpano come nere formiche,
lasciando deserti di sabbie roventi
e muri di grigi cementi.

 

Lievitano,
putrescenti lerciumi
in sconce montagne imponenti,
fra striduli gridi d’ingordi gabbiani.


Sbocciano,
sulle luride sponde dei fiumi,
immondi fiori di sacchetti e pattumi.


Vomitano
le onde del mare vischiosi bitumi,
su spiagge già lorde di fogne e di schiume.


Sbuffano
ciminiere e camini, nuvole nere di fumi, 
saturando con tossiche brume
la fetida aria già troppo inquinata.


Ricomincia un giorno
d’ordinaria violenza,


                 ricomincia un giorno
                   di  Natura violata.

 

b) Natura violata

Come ci ha ricordato il rapporto di Kyoto, l’ecosistema del nostro pianeta è in equilibrio instabile.

Proviamo a vedere la nostra terra dal di fuori, dallo spazio: un piccolo punto del cosmo col suo bozzolo di gas inquinati, col suo intreccio fittissimo di vite e di comunicazioni.

 

Un piccolissimo punto che si muove velocissimo secondo i moti obbligati del cosmo, forse senza scopo.

O forse no…. Nel dubbio, non abbiamo il diritto di rovinare la nostra piccola sfera celeste.

 

Rotazioni silenziose

Giunge la sera

sulle cime innevate dei monti.

 

Giù, in basso,

dormono gli scuri valloni profondi,

quieti e ben rimboccati

da lievi piumini di nebbie.

 

Ardono ancora deboli braci

sui bordi di nuvole spente,

ricordi di vita,

che scaldano, appena,

le vette lontane, a Ponente.

Senza fatica, senza rumore,

senza un sibilo di vento,

ruota veloce la Terra,

e, lasciando la luce alle spalle,

si capovolge e s’immerge,

nel gelido cielo già buio,

da cui nascono, tremando, le stelle.

Rotola, svelta, la trottola antica

con impaziente premura,

verso il nulla profondo,

nel silenzioso vuoto di sempre.

Spazzando gli spazi

centrifugando la storia,

disperde spruzzi di vite e di morti,

lasciandosi dietro, nel buio passato,

scie di passioni e d’emozioni ormai spente,

per ingoiare sempre nuovo presente.

 

Caricata dal suo abbagliante compagno,

avvolta nell’antico velo di vita,

ruota, cangiante, la boccia celeste.

Ogni giro, si lacera

la verdissima veste,

Ogni giro si piaga d’incendi

e cicatrizza in deserti.

Ogni giro, avvizzisce

in rughe di strade e di muri.

Ogni giro si piaga

di cementi e canali.

 

S’ ingiallisce l’azzurro dei mari,

s’offusca il bozzolo bianco di nubi.

Così, sempre più spenta e sciupata,

ruota colle sfere sorelle,

correndo, veloce, nel braccio di stelle

della grande Spirale lucente

che fugge con le altre Galassie

verso il vuoto futuro che attende.

 

Ruotando e correndo si dilatano i mondi,

   solerti obbediscono ai moti obbligati

  della ferrea legge che tutti li muove.

    S’affrettano, per compiere il loro destino

    nell’immensa e leggera bolla iridata

che, alla fine,

in un soffio,

scoppierà,

per stupire,

chi l’aveva soffiata.

 


Natura violata

Il disastro dell'affondamento della petroliera Haven al largo di Genova

HAVEN

Sale,

dalla conca azzurra dell’antico mare,

altissimo,  

il fumo nero di bitume

 denso, lugubre presagio

del tragico prossimo naufragio.

 

     Sale,

nel  cielo di Riviera, 

sfumato di foschia  

   trionfante,

il fuoco di catrame.

  Funesta allegoria

     dell' umana  follia.


 

Natura violata

La natura ci dà serenità, la vita in città, nel traffico, ci dà invece una sensazione di smarrimento.

La poesia seguente: Traffico descrive appunto questo stato d’animo.

Traffico

 

E ‘ notte...

e un velo di pioggia condensa sul mondo.

 

 

Coppie di lumi accesi di rosso, 

aspirati nel buio di nebbiose pianure,

in processione, un dopo l’altro,

strisciano via sullo specchio d ‘asfalto.

 

Scivolano, viscide, le ruote,

lasciando

bavose bisce striscianti

e scie oleose

e  schiume bollose

che s’afflosciano

frusciando.

 

La strada bagnata mi vomita addosso

occhi abbaglianti di macchine scure,

che fuggono via ringhiando, rabbiose,

cupe minacce con rombante fracasso.

Galoppi incalzanti di Titani di ferro

m’assalgono adesso in orride schiere

di ruote di gomma altissime e nere,

che vorticose vanno fiondando

mulinelli di frizzi,

sciabolate di schizzi

e fruste di spruzzi di fango.

 

Senza sapere la mia direzione,

sotto la pioggia, vado vagando,

in mezzo alle auto che, nello sciacquio

della strada allagata, vanno sicure,

verso precisi appuntamenti.

Vorrei una meta anch‘io !

Nota: questa poesia è stata illustrata dalla pittrice Donatella Bartoli nel sito  http://www.pennellatepoesia.altervista.org


 

Incendio doloso

 

   da un dipinto di Luciana Bertorelli

 

Esili tronchi carbonizzati,

morti monconi di braccia mozzate

gridano al cielo

il verde perduto.

 

Scheletri neri,

palchi spettrali

contro rossi fondali

dove brucia

il tramonto

con frenetica furia

di lingue di fuoco.

 

 Gemono,

crepitano,

gridano

gli ardenti tizzoni

de’ rami ancor vivi

di leccio,

di mirto

e di alloro.

 

Piangono

la morte del bosco

ed io,

muta,

piango con loro.


 

 

 

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